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Esportare in Romania

 



Da 30 anni la presenza delle imprese italiane in Romania è andata sempre crescendo, e a ben vedere non ha mai arrestato la sua corsa, raggiungendo oggi livelli da record. Al 2016 sono state registrate oltre 43mila imprese, e nuove frontiere di investimento spaziano dalla manifattura all’agricoltura, dai servizi all’asset management, dall’edilizia all’industria.

Uno sviluppo economico iniziato con la ricerca di manodopera specializzata a basso costo, che si è poi trasformato negli ultimi anni in un vero e proprio investimento in loco, che ha avuto diretti e positivi riflessi economici su tutto territorio, e di conseguenza sul mercato immobiliare locale. Negli ultimi anni l’interscambio Italia/Romania ha avuto una crescita esponenziale. Basti dire che le sole aziende del Nord Est Italiano hanno creato nel Paese più di un 1.000.000 di posti di lavoro indotti, dando luogo ad una forte concentrazione di imprese miste, soprattutto nella ricca contea di Timisoara.

La delocalizzazione produttiva ha avuto come protagonisti i comparti manifatturieri di più antica tradizione, quali il tessile-abbigliamento, calzaturiero, lavorazione del legno, siderurgia, componentistica meccanica.

Le principali aree di destinazione di questa redistribuzione imprenditoriale sono quelle dove più bassa è l’incidenza del costo della manodopera e non a caso riguarda le regioni geograficamente più vicine al nostro Paese (Transilvania, Banato).

La caratteristica predominante della presenza italiana, basata sui contratti di lavorazione “per conto” (sistema “lohn”), con materie prime provenienti dall’Italia, ha portato negli ultimi tempi anche ad una forma di delocalizzazione che prevede contratti con produttori locali per la fornitura o l’assemblaggio di parti di macchine o componenti di beni strumentali, o semilavorati di beni durevoli di largo consumo.

In questi ultimi tempi, grazie anche ai forti incentivi concessi agli investitori stranieri, stanno crescendo in particolare gli insediamenti italiani nei centri industriali più vicini alla capitale romena (Brasov, Calarasi, Braila).



A contribuire al boom economico della Romania sono stati anche i fondi europei. Si parla di circa 30 miliardi di euro da spendere entro il 2020 in infrastrutture e agricoltura. C'è poi da registrare un Pil in crescita di oltre il 3,7% anche nel 2017, affiancato da un mercato dei consumi in continua espansione.

Mossi da questi obiettivi di integrazione e attirati dai tanti vantaggi che il Paese è in grado di offrire a chi vi investe, molte imprese italiane hanno cominciato a lavorare e a fare business in Romania attraverso la creazione di joint ventures e dunque a fare investimenti diretti per produrre in loco. Fino al punto che gli imprenditori italiani hanno ormai conquistato una presenza attiva molto più strutturata, che non risponde più, come all’inizio, alla sola esigenza di poter usufruire di un basso costo del lavoro.

E non a caso, per le sue tante potenzialità, da molti imprenditori italiani la Romania è stata definita “la nuova Cina”. In effetti qui non mancano le opportunità, e tanti sono gli aspetti positivi nel lavorare e fare business con margine di profitto importanti. Tra gli aspetti interessanti un ruolo strategico lo ha giocato la posizione geografica del Paese, quasi ponte tra Balcani e Russia e il fatto di poter contare su una grande ricchezza di risorse naturali. Segno di una crescita economica in atto e di una evoluzione, sono poi le molte privatizzazioni e i tanti ammodernamenti della rete di infrastrutture. Così come altrettanto incoraggiante è il numero delle banche straniere che hanno scelto di operare in loco, proprio perché hanno capito l’importanza di essere presenti in questo contesto.

Il tessile-abbigliamento, il calzaturiero, così come la lavorazione del legno, la siderurgia, o la componentistica meccanica, rappresentano senza dubbio i comparti manifatturieri di più antica tradizione sui quali si è puntata l'attenzione e l'interesse.

Nello specifico l’export italiano in Romania vede in prima linea i settori della meccanica strumentale (18% dell’export totale), la metallurgia, prodotti in metallo (15%), prodotti tessili (13%) e pelli e calzature (12%). Nell’interscambio (soprattutto nelle importazioni) una quota rilevante, anche se difficilmente quantificabile, è costituita dall’acquisto e vendita di semilavorati e prodotti finiti scambiati fra casa madre italiana e controllate romene. Secondo le indicazioni di Sace (Rapporto “Esportare in tempo di crisi”), in Romania si ha, tra tutti i paesi considerati, la migliore previsione per il settore della gomma e plastica, con una crescita media che si manterrà alta nel triennio 2008-2010.

Macchinari e apparecchiature sono settori in cui non poche imprese italiane hanno radicato la loro presenza in Romania, anche se finora proprio la scarsa rete infrastrutturale ha fin qui rappresentato un potenziale mercato nel settore agricolo in generale. E proprio in questo campo molto ancora ci sarebbe da fare, per esempio, nel campo dei sistemi di irrigazione o di conservazione dei diversi prodotti. Ma agricoltura significa anche spazio per industrie che producano tecnologia avanzata per questo settore. Un altro settore in cui il know how italiano ha buone prospettive è quello dell’abbigliamento e dell’arredamento: il discreto miglioramento nei consumi interni (certo ancora non eccelsi) fa della Romania un paese interessante non solo per delocalizzare ma per vendere nel paese stesso. Sicuramente uno dei campi in cui il potenziale di crescita è maggiore e in cui, quindi, può indurre a lavorare e fare business in Romania è quello delle costruzioni e delle infrastrutture in genere, anche per quanto riguarda le diverse industrie dell’indotto. Molto interessante anche il comparto energetico, soprattutto quello delle cosiddette energie rinnovabili; ancora relativamente vergine ma che ha già attirato l’attenzione di non pochi imprenditori italiani. E, ovviamente, molto spazio qui c’è per i prodotti tipici della cucina italiana. Ne è una testimonianza il fatto che sono sempre più numerosi i ristoranti italiani che aprono con successo in Romania. Le principali merci esportate dalla Romania verso l’Italia sono: abbigliamento e maglieria, cuoio e calzature, minerali ferrosi e non ferrosi, prodotti chimici, legno e mobili di legno, materie plastiche.
 
 
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