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Vendere in Romania

 



La Romania è vicina. Solo un'ora e quaranta minuti di volo separano Roma dalla capitale della Romania, mettendo in diretta corrispondenza un mercato importante ed in espansione, che, stando ai dati più recenti dell’Economist Intelligence Unit - e soprattutto quelli riferiti al prossimo quinquennio (2016-2020), è sempre più in grado di delineare prospettive di miglioramento, sia in termini di business environment, che di crescita economica ragguardevole, corroborata da un incremento medio del Pil annuo che si muovo intorno al 3,7%.

A concorrere positivamente il fatto che il Paese vanta oggi una stabilità politica, una condizione che fa guardare al futuro con tranquillità. La Romania è oggi guidata da un esecutivo tecnocratico, capeggiato dall’ex commissario europeo Dacian Ciolos.

Con Ciolos si è giunti dunque ad un punto di svolta quanto meno interessante, con riforme sostanziali che, unite al grande potenziale di sviluppo del Paese, che può contare su risorse naturali in abbondanza, una popolazione fortemente predisposta al consumo e una forza lavoro istruita ed a basso costo, aprono scenari ed opportunità sempre più interessanti, sia per chi vuole esportare e sia per chi vuole investire in uno dei principali mercati dell’Europa dell’Est.

Le riforme strutturali sono state mosse dall'intento di rilanciare i consumi. Decisivo il taglio dell’Iva, differenziato in base alle categorie merceologiche: • Food dal 24% al 9% (eccezion fatta per quasi tutte le bevande alcoliche e tabacco), in vigore dal 1° giugno.

L’obiettivo dell'esecutivo è quello di migliorare la già apprezzabile 37ª posizione occupata dalla Romania nel ranking “Doing Business” della Banca Mondiale. In questo contesto rientrano inoltre altre misure importanti, quali il taglio delle tasse sui dividendi aziendali dal 16% al 5%, ed il taglio dei contributi sociali per i lavoratori dal 20,8% al 15,8%.

La strategia delle istituzioni romene è quella di attirare capitali, e dunque di accrescere l’appeal del Paese nei confronti degli investitori stranieri. A questo scopo appare utile ricordare la presenza di una flat tax al 24%, determinato dal fatto che l’andamento dell’economia del Paese è strettamente connesso all’afflusso di Ide e tenendo conto degli scenari che si prospetteranno sui mercati internazionali.

Andando alle relazioni bilaterali, oggi i rapporti commerciali Italia-Romania appaiono molto prolifici. L'interscambio complessivo ammonta ai 10 miliardi di euro, con l’export italiano (superiore ai 6 miliardi annui) che ben esaudisce la forte richiesta di Bucarest, specialmente per quel che riguarda macchinari, apparecchiature e prodotti tessili.

Il grado di apertura del mercato romeno è una caratteristica che fa gola a molte imprese italiane che in termini numerici (43.000 circa) rappresentano le società estere più presenti in Romania da oltre 15 anni e che le vedono poste tra i settori nevralgici, quelli in pratica più ricchi di potenzialità, quali appunto energia, agroindustria, metalmeccanico e farmaceutico, che negli anni a venire saranno in grado di offrire ottime opportunità di crescita e di investimento.

Nello specifico il comparto che ha manifestato una forte dinamicità negli ultimi anni è senza dubbio quello manifatturiero. Risultati particolarmente rilevanti sono stati raggiunti nei comparti dell’automotive, della lavorazione dei metalli, della produzione di motori elettrici e turbine, e degli impianti petroliferi ed energetici.

Da questo punto di vista, negli anni i capitali provenienti dal tessuto imprenditoriale italiano hanno dato una grossa mano all’avvio del processo di sviluppo e di espansione dell’economia romena, dapprima attraverso l’azione di alcune Pmi che hanno approcciato il mercato già all’inizio degli anni ’90, e successivamente come accaduto negli ultimi 10-15 anni, anche attraverso il concreto interesse di gruppi industriali di peso.

Sace prevede un incremento significativo delle esportazioni “Made in Italy” in direzione Bucarest, fino ad arrivare a circa 7,5 miliardi di euro nel 2018, così da confermarsi il secondo mercato di riferimento dell’import romeno dopo la Germania (circa il 20%), con una quota che va oltre il 10% del totale delle importazioni del Paese.
 
 
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